Showing posts with label Economy. Show all posts
Showing posts with label Economy. Show all posts
Monday, February 5, 2018
Cina e La Nuova Via della Seta: Progresso od Abuso ?
Nonostante gli spazi limitati e finiti del pianeta terra, le potenze mondiali continuano a discutere e promuovere dei modelli economici basati sulla crescita. Quest'ultima si basa sullo sfruttamento di risorse e manodopera oltre i cosidetti confini nazionali. Oltre a conquistare un paese con l'opzione militare, un'alternativa meno rumorosa ma forse piu' efficace e' quella economica/finanziaria: si penetra in una Nazione con investimenti, prestiti monetari, manodopera qualifica, divenendo dei referenti commerciali, incanalando flussi di denaro e potere che altrimenti andrebbero ai concorrenti.
One Belt One Road è un progetto che prevede il rilancio in chiave contemporanea della Via della Seta da parte della Cina. Questo progetto, considerato di capitale importanza per lo sviluppo e il sostentamento dell’economia nazionale attraverso l’apertura di nuove rotte commerciali e la creazione di rapporti più amichevoli con i paesi euroasiatici, consiste principalmente nel promuovere, grazie a finanziamenti a tasso agevolato, la costruzione e il miglioramento di infrastrutture secondo due direttrici: la “Silk Road Economic Belt” e la “21st Century Maritime Silk Road”. La prima coinvolge i paesi attraversati dalla storica “Via della Seta”, ovvero quelli situati in Asia Centrale, i paesi mediorientali e quelli dell’Europa Sud-Orientale, ai quali si aggiungono gli Stati dell’Asia Meridionale. La seconda, include i paesi costieri sulla rotta che porta dalla Cina all’Europa attraversando il Nuovo Canale di Suez, congiungendo, da Est a Ovest, Indonesia, Singapore, India, Pakistan, Sri Lanka ed Egitto, fino ad arrivare tramite il Mediterraneo Orientale in Grecia, utilizzando l’Africa Orientale e il Kenya in particolare come punti d’appoggio. Questo progetto e' supportato da una ingente quantita' di denaro, circa 100 miliardi di dollari di capitale, di cui la Cina detiene la maggioranza di investimento con quasi 30 miliardi di dollari. Per gestire tutta questa quantita' di moneta e' stata anche creata una banca ad hoc la "Banca Asiatica di Investimento per le Infrastrutture" (AIIB). Quest'ultima è uno strumento per catalizzare gli investimenti necessari al miglioramento delle infrastrutture ferroviarie e portuali, complessivamente stimati in 1800 miliardi di dollari in dieci anni. Qualche esempio: una reta ferroviaria tra Cina e Tailandia, impianto nucleare in Pakistan, estrazione alluminio grezzo in Guinea, rete ferroviaria Cina-Uzbekistan-Kyrgyzstan, acquisizione del porto di Hambantota, Sri Lanka, per 1.1 miliardi di dollari, gasdotto fra Cina e Myanmar e molti altri.
" La Cina mettera' le mani su importanti fonti minerali trasformando le Nazioni coinvolte in debitori di lungo termine", cosi' un articolo su "Aljazeera" definisce le linee geopolitiche di questa operazione globale del colosso asiatico. " Lo scopo primario di questa operazione epocale e' aumentare l'influenza planetaria del paese, le infrastrutture ed il commercio sono solo motivazioni secondarie", rincara la dose Aljazeera.
L'India stessa ha esternato preoccupazione per il progetto della Nuova via della Seta che dovrebbe passare nelle delicatissime e contese zone del Kashmir, mentre Indonesia, Filippine e Nigeria dubitano sulla qualita' delle infrastrutture e dei suoi investimenti.
Eppure numerosi progetti sono gia' iniziati: e' già terminata la costruzione di una ferrovia per il trasporto merci di 8 mila miglia che connetta Yiwu a Madrid e una linea che inizi da Kashgar e si diriga verso il Pakistan e successivamente verso il mare Arabico. Da un anno e' in funzione la linea ferroviaria Shanghai-Tehran, 14 giorni per coprire quasi 10400 km di tratta, una collaborazione economica, tra i due paesi, sempre piu' forte. Lo scorso novembre, invece, e' partito dalla Lombardia il primo treno merci diretto in Cina, composto da 17 carri e 40 container. Va ricordato anche che nei primi 10 mesi del 2017 gli scambi commerciali Italia-Cina hanno raggiunto il miliardo di dollari, con una crescita del 24% rispetto all’anno precedente.
L'Europa non e' da meno: il 2017 ha segnato un record per gli scambi commerciali con 3673 treni merci in circolazione tra la Cina ed il vecchio continente, un aumento del 116% rispetto al 2016.
Xi Jinping, il presidente della Repubblica Popolare Cinese, sa benissimo che per spingere ad una leadership globale ci vogliono connessioni a 360 gradi: infrastrutture, finanza, assistenza tecnica, hardware ed un' altra miriade di " trappole da modernizzazione" come le definisce Pepe Escobar nel suo articolo " Xi Jiping e le tappe verso il sogno cinese" . Questo "New Deal alla Cinese" e' appena agli inizi, se pensiamo che il suo annuncio e' avvenuto nel 2013, in un progetto su larga scala che dovrebbe estendersi fino al 2050.
Ma ad affermare che il progresso porta solo benefici e modernita' per le popolazioni potremmo essere tacciati di ingenuita', sopratutto se il paese preso in considerazione e' la Cina. Qui 1.6 milioni di persone muore ogni anno per problemi legati allo smog. Il gigante asiatico solo ultimamente sta prendendo provvedimenti per rendere almeno parte delle sue politiche piu' ecosostenibili, come l'opera di riforestazione iniziata nel 2013 che ha gia' ricoperto circa 338.000 km quadrati ( la superficie dell'Italia e' di 301.000 km quadrati!). Eppure dietro questa frettolosa patina ecologica si celano numerose contraddizioni e proteste. E' il caso della diga di Myitsone in Myamar, progetto faraonico gestito dalla " China Power Investment Corporation" che avrebbe sommerso 447 km quadrati di terreno che includeva 47 villaggi e quasi 12 mila persone. Senza contare i danni idrogeologici per il fiume e per la foresta pluviale, il progetto e' al momento sospeso per le numerose proteste da parte della popolazione e di associazioni ambientaliste, ma vi sono forti pressioni cinesi, anche tramite eventuali vie legali, per riprendere il progetto. Sorte analoga e' toccata alla popolazione del villaggio Paunglaung, circa 8000 persone hanno dovuto lasciare forzatamente la propria abitazione, adesso sotto 36 metri di acqua della nuova diga. Questo ha causato un aumento di depressione e casi di suicidi, secondo l'Organizzazione "Physician for Human Right" : centinaia di persone hanno perso tutto il loro mondo, terreni e case, passato e futuro sepolto da milioni di metri cubi di acqua. La Nuova via della Seta inoltre ha progetti per la costruzione di centrali a carbone in ben 65 paesi mondiali, dal 2001 al 2016 oltre 240 progetti di centrali a carbone hanno visto coinvolto il gigante asiatico: India, Indonesia, Mongolia, Vietnam e Turchia sono le Nazioni con maggiori accordi commerciali di questo tipo. E che dire dell'accordo con il Pakistan per la costruzione di una centrale nucleare nel Punjab? La China National Nuclear Corporation (CNNC) sta gia' operando per la costruzione di altri due reattori in Karachi. Gli investimenti oltre confine non si fermano solo in paesi diciamo in via di sviluppo, visto che a Bradwell nell' Essex, sud Inghilterra, la stessa CNNC sta progettando la costruzione di un nuovo impianto nucleare che ha gia destato attriti sia nella popolazione e nella stampa, in questo caso "l'Independent" che ha riportato il rifiuto delle stessa Compagnia cinese di fornire dettagli sulla sicurezza dell'impianto in costruzione.
Dall' Inghilterra facciamo un salto in Uruguay, precisamente a Montevideo, dove la "Shandong Baoma Fisheries Limited" ha in mano un progetto da 200 milioni di dollari per ampliare il porto della Capitale, in modo tale da permettere ai propri pescherecci di estendere le zone di pesca oltreoceano. L'area e' considerata gia' ipersfruttata a livello ittico, come fanno notare numerosi ambientalisti ed esperti. Il progetto prevede un cantiere navale, una zona di rifornimento carburante, una zona di stoccaggio refrigerata. Montevideo potrebbe diventare lo snodo cruciale degli scambi marittimi tra il sud America e la Cina nel progetto della Nuova via della Seta. Milko Schvartzman, esperto in conservazione marina, fa notare come il numero dei calamari pescati e' gia' sceso drasticamente nel 2015, questo potrebbe essere connesso con la diminuzione delle colonie di pinguini che sono solite cibarsi proprio di questo mollusco.
Lo scorso agosto, giusto per ricordare come il lupo perde il pelo.....nel famoso proverbio, le autorita' equadoregne hanno intercettato un cargo cinese nelle acque delle isole Galapagos, con a bordo 300 tonnellate di pesce, tra cui 6000 squali e specie in via di estinzione come il pesce martello. L' equipaggio e' stato arrestato e la Compagnia multata di svariati milioni di dollari.
Se da un lato, dunque, il colosso cinese sta tentando di rimediare alle devastazioni ambientali causate nei decenni passati con nuove foreste, riduzioni delle emissioni, messa al bando dell'avorio, dall'altro lato, oltre confine assistiamo alla vendita del surplus cinese, nato dallo sfruttamento interno della manodopera e delle risorse naturali. La Cina ha bisogno di nuovi partner economici, di nuovi investimenti, di nuovi canali commerciali, di nuovi orizzonti per alimentare il motore asiatico ed un popolo che vuole avvicinarsi sempre di piu' agli standard di vita occidentali.
La Cina ha un peso sempre maggiore nell'economia globale. "Sono circa 100 i Paesi il cui Pil deriva per l'80% dai commerci con la Cina", ha sottolineato il vice direttore del FMI. Moneta sonante, infrastrutture, modernizzazione, prosperita' sono ancora queste le parole magiche per entrare in economie depresse o in via di sviluppo dove la parola"progresso" non sempre coincide con "diritti umani" e "sostenibilita' "......maremmacinghialaaaaaaaaaaaaaa
Labels:
Economy,
From the World,
Society
Wednesday, July 1, 2015
TTIP, TTP, TISA. La Parola agli esperti Economici. Da Stiglitz al Senato USA.
La politica tutta, tranne rare eccezioni, ha già fornito la propria risposta: Il TTIP, TTP e TISA saranno ottime soluzioni commerciali tra gli Stati Uniti ed il resto del mondo per abolire le esose tariffe protezionistiche, aumentare i volumi di affari, favorire crescite vertiginose del PIL e dell'occupazione come mai viste prima.
Ma andiamo con ordine:
TTIP - Il Partenariato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti ( Transatlantic Trade and Investment Partnership) è un accordo commerciale di Libero Scambio tra l'Unione Europea e gli Stati Uniti. Se il progetto finale verrà approvato comprenderà circa la metà del PIL mondiale, oltre il 30% del commercio globale e oltre il 40% del commercio planetario dei servizi. I principali accordi riguardano il settore Tessile, Chimico, Farmaceutico, Cosmetico, Attrezzature Mediche, Informatica, Ingegneria e derivati, Pesticidi, Misure Sanitarie e Fitosanitarie. Stiamo parlando di accordi dalle proporzioni immense che interesseranno la vita di milioni di cittadini Americani ed Europei.
TTP - Il Partenariato Trans-Pacifico (Trans-Pacific Partnership) riguarda invece l'altra fetta di mondo che andrà a commerciare e fare affari con gli Stati Uniti: Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Vietnam. Questi accordi interesseranno il Mercato dei servizi, dei Beni, Norme di origine dei prodotti, Misure sanitarie e Fitosanitarie, Proprietà Intellettuali, Politiche di Competizione. Anche in questo ambito i numeri in gioco sono enormi, circa il 40% del PIL mondiale.
TISA - L'Accordo di Commercio e dei Servizi (Trade in Service Agreement). In particolare parliamo della liberalizzazione dei trasporti, banche e sanità. L'Accordo coinvolge 24 Paesi, compresa tutta l'Unione Europea, e ancora Australia, Canada, Cile, Taiwan, Colombia, Costa Rica, Hong Kong, Islanda, Israele, Giappone, Liechtenstein, Messico, Nuova Zelanda, Norvegia, Pakistan, Panama, Paraguay, Peru, Sud Korea, Svizzera, Turchia, Stati Uniti, circa il 70% dell'Economia Mondiale dei Servizi. Questo piano propone, tra l'altro, che una volta abolita una barriere doganale tra più Paesi, questa non possa essere reintrodotta.
Dunque con questi Accordi si eliminerebbero quelle barriere doganali, quelle norme Statali, quei lacci legislativi che impedirebbero la fluidità e la crescita economica tra Stati Uniti ed Europa, tra Stati Uniti e Resto del Mondo. Ancora una volta chi controlla le istituzione finanziarie, economiche e politiche mondiali tende a fornire una semplificazione estrema dei benefici di questi partenariati: maggiore lavoro, maggiore prosperità, maggiore benessere. Visto che noi non siamo esperti economisti ma cittadini curiosi ed attenti vediamo qualche commento autorevole di coloro che non considerano questi trattati come la panacea di tutti i problemi mondiali.
- Prof. Jane Kelsey ( Professoressa di Legge presso l'Università di Auckland, MPhil presso l'Università di Cambridge autrice di numerose pubblicazioni di economia e libero mercato). Ecco uno dei suoi ultimi articoli datato 5 Giugno 2015
" Wikileaks ha ancora una volta reso pubblici dei documenti sul TISA che sarebbero dovuti rimanere segreti per i prossimi 5 anni. Ci vorrebbero negoziazioni "pulite" senza tutta questa segretezza per non mettere a rischio i diritti e la qualità dei servizi pubblici offerti ai Neozelandesi. Questa deregolamentazione non solo faciliterà la privatizzazione ma darà carta bianca alle Istituzioni Finanziarie e Multinazionali per entrare in un Paese comprando e cambiando i servizi pubblici a loro piacimento, senza che il Governo possa fare qualcosa."
- Prof. Ha Joon Chang ( Economista Coreano, Professore Associato presso l'Università di Cambridge, Consulente presso la Banca Mondiale, la Banca di Investimenti Europea, diversi dipartimenti delle Nazioni Unite e dell'OXFAM. Autore di numerosi testi accademici).
Questo un suo intervento il 3 Marzo 2015 sul "The Guardian"
" In realtà, nonostante i promotori del Libero Mercato, sono proprio delle politiche industriali intelligenti, volte anche a proteggere quelle aree industriali emergenti che possono sostenere la crescità di un paese.
Essere pro-business non vuol dire essere pro-ricchi. Sotto la retorica del pro-business ci dimentichiamo che i Governi hanno altro a cui pensare. Per esempio per la brama di fare affari si vuole, a volte, diminuire le tasse e le barriere per le multinazionali, ma questo vuol dire andare a tassare più pesantemente altri settori della società per cercare di ottenere lo stesso livello di Servizi. Il Neoliberismo non è il percorso ottimale per uno sviluppo economico. La democrazia segue il principio "un uomo, un voto" mentre per il libero mercato la formula è più "un dollaro, un voto". Si scavalcano le masse per favorire il ricco di turno."
- Jeffrey Sachs ( Economista Americano, Direttore dell'Earth Institute presso la Columbia University, consigliere speciale delle Nazioni Unite, nel bienno 2004/5 viene incluso nella classifica del Times "Le 100 persone più influenti del pianeta" )
Questo il suo pensiero riportato su un articolo dell'Huffington Post del 15 Settembre 2014
"Questi accordi (TTIP, TTP, TISA) ignorano le vere sfide di questo millennio, che sono ambiente e diseguaglianze crescenti. L'interno processo non è trasparente, una ragione più che sufficiente per non rispettare il trattato. Non sono contro la Globalizzazione, ma ho sempre immaginato di muoverci verso un sistema globale che sia decente ed umano, che riconosce i vincitori ma anche gli sconfitti, che redistribuisce con equità, che combatta la povertà. Questa globalizzazione favorisce solo gli investitori. La fetta di questo sistema si allarga ma con costi enormi per la povertà e per le diseguaglianze in aumento, con crisi finanziarie e catastrofi ambientali più frequenti. Questi trattati accellereranno questi processi."
- Dani Rodrik ( Economista Turco, professore di Scienze Sociali presso l'Instituto Princeton in New Jersey. Collaboratore delle più importanti associazioni di ricerca economica )
Questo un suo intervento sul TTIP datato 6 maggio 2015
" Si stanno sparando numeri da favola, crescite incredibili, ma nei fatti chi lo va a spiegare alla gente? L'aumento del PIL non tiene conto dell'aumento del welfare. Ci dicono "meno barriere, più efficenza economica, aumento esportazioni e più lavoro", ma nella visione mercantile esportare è positivo, importare un po meno. Quindi se noi esportiamo in qualche Paese, in quella ipotetica Nazione che riceve i nostri prodotti si distrugge il mercato del lavoro. Inoltre tutte le bozze sono a scrutinio segreto. Troppe incertezze su questi accordi, ci vorrebbero più dibattiti pubblici e meno segretezze. "
- Barnie Sanders (Politico Americano, Senatore per i Democratici.).
Questo il suo pensiero in un intervento al Senato Americano, riportato su "Economy in Crisis" il 29 Aprile 2015
" Questi accordi dicono sempre le stesse cose, ma alla fine sono un fallimento. Il NAFTA (Accordo Economico firmato da USA, Canada e Messico nel 1994) avrebbe dovuto aprire i mercati messicani ad i prodotti Statunitensi. Clinton nel 1993 diceva che il NAFTA avrebbe creato 200.000 posti di lavoro nei primi due anni. L'Economic Policy Institute riporta invece come tutti questi accordi commerciali con Messico ma anche con Cina e Corea hanno aumentato il deficit negli scambi commerciali e oltre 5 milioni di posti di lavoro andati persi nel solo 2013. Questo è comprovato anche da un articolo del "New York Times" del 2013 dal titolo " Under NAFTA Mexico suffered and the US felt its pain".
- Joseph Stiglitz ( Economista Statunitense, Premio Nobel per l'economia nel 2001. Consigliere nell'amministrazione Clinton, Vice presidente della Banca Mondiale, centinaia le sue pubblicazioni )
Ecco un passaggio del suo pensiero sul sito "Project Syndacate"
"Questi accordi non rappresentano un reale partenariato di uguaglianze perchè gli Stati Uniti dettano i termini. Si va oltre il normale commercio, imponendo cambiamenti fondamentali nelle strutture legali, di giustizia e normative dei singoli paesi senza la dovuta considerazione per le Istituzioni Democratiche. In casi analoghi i Governi di Uruguay e Australia sono stati denunciati dalla "Philip Morris" per aver aver posto più immagini shock sulle conseguenze del fumo sui pacchetti di sigarette per tutelare i consumatori. Le regole determinano il tipo di economia e di società in cui viviamo. Esse influenzano le negoziazioni con una deriva verso le diseguaglianze. Ciò che si vuole ottenere con questo accordo non è un miglioramento del sistema di regole e di scambi positivo per i cittadini americani ed europei, ma garantire campo libero a imprese protagoniste di attività economiche nocive per l’ambiente e per la salute umana. La domanda è volere che queste Multinazionali decidano il modo di vivere delle società nel 21esimo secolo? Spero che Asia, USA ed Europa rispondano "NO"."
Come dimenticare, del resto, il recente caso riportato dall'organizzazione "Corporate Europe" sul tentativo di alcune Multinazionali del settore chimico e dei pesticidi ( CEFIC - European Chemical Industry Council & ECPA - European Crop Protection Association, Bayer) di bloccare la messa al bando dell' EDC, una vasta categoria di sostanze o miscele di sostanze, che alterano la funzionalità del sistema endocrino, causando effetti avversi sulla salute di un organismo. L'esposizione umana a queste sostanze, presenti dai cosmetici, alle plastiche, ai pesticidi, può causare cancro alla prostata, al seno, infertilità, diabete, obesità, malformazioni. Ritardare queste regolamentazioni su questa pericolosa sostanza è basilare per queste Lobby. Estremo tentativo di includere l'EDC nella deregolamentazione che il TTIP porterà, se approvato.
Le denuncie di segretezza di questi trattati sono in qualche modo state respinte al mittente dalla Commissione Europea, che ha iniziato a pubblicare dei fascicoli sui benefici del TTIP, ma andando a curiosare sul sito le informazioni rimangono sempre molto vaghe: aumenti occupazionali, benefici per industria ed agricoltura, benessere e ricchezza. Mentre Wikileaks continua a sfornare documentazioni riservate che svelano le reali intenzioni di chi tesse le fila di questi accordi.
Il passato dimostra la totale inattendibilità di questi trattati, vedi NAFTA, le menti più brillanti dell'economia mondiale avvertono sulla pericolosità di questi Accordi e sul potenziale incremento della forbice tra ricchi e poveri, tra Multinazionali e sovranità nazionali, tra diritti e dollari. La politica è sempre più invischiata nella ragnatela di queste Lobby, ad ogni movimento la tela avvolge e imprigiona sempre più. Il popolo si sta mobilitando contro TTIP, TISA e TTP ma non è abbastanza. Solo una consapevolezza globale su che cosa la politica rappresenti al giorno di oggi può davvero portare ad una rivoluzione culturale. Delegare la propria vita, unica ed irripetibile, nelle mani di questi individui, senza interpellarli costantemente su che cosa stanno facendo è equiparabile ad un crimine, un crimine contro noi stessi ed il nostro futuro. I governi sono sempre più autoritari laddove i cittadini hanno smesso di domandare ed interessarsi del dono più prezioso: la loro vita. Maremma cinghialaaaaaaaaaaaaa
Labels:
Economy
Monday, July 14, 2014
La Storia insegna: Neoliberismo, Educazione, Finanza, Anarchismo, Africa Coloniale. Da Dewey, a Rocker, fino a Davidson. Pensatori Indipendenti ed i vuoti culturali del Sistema
Informare non significa indottrinare qualcuno, non significa mostrare solo il lato della medaglia che più ci piace. Educare non significa imporre delle idee, ma piuttosto stimolare la mente ad una crescita flessibile, variegata, elastica. Significa aiutare nel cammino, invogliare, diversificare le proposte e le tematiche, rendendo la mente come una pianta con continui germogli e frutti, non un vaso da riempire con nozioni senz'anima.
L'informazione, anche quella indipendente, è sovente farcita da errori, articoli "copia e incolla" spesso non verificati ne da chi li scrive ne da chi li riporta sui vari siti, spacciati come verità assoluta. Internet è una fonte pressoche inesauribile di notizie, articoli, statistiche, interviste, dati, sondaggi, ci si può trovare tutto ma anche il contrario di tutto. Chi scrive su questo blog ama l'informazione nella sua autenticità, senza spennellate di ideologia tra le righe, senza compromessi, almeno qui.
Se l'auto che usiamo da anni continua a rompersi, a perdere pezzi, a lasciarci a piedi, a costarci conti salati dal meccanico, dobbiamo considerare l'idea di cambiarla. Questo non vuol dire che siamo contro ogni auto, ma vuol dire fare un ragionamento logico che va a nostro vantaggio. Analogamente il sistema economico, politico e sociale è come una macchina che decenni fa aveva promesso mirabolanti progressi, l'eliminazione della povertà, la riduzione dei divari tra paesi ricchi e poveri, il successo del libero mercato, della globalizzazione sul protezionismo, della catena di montaggio sull'artigiano locale, della crescita senza limiti sulla conservazione delle risorse, di un benessere a pioggia, nessuno escluso. Questo sistema, questa macchina, sta dimostrando i limiti delle sue promesse, perde pezzi, viene quotidianamente riparata per fare ancora qualche km, perchè i suoi sostenitori continuano a farci soldi a palate. Non vogliono il cambiamento, non vogliono il benessere di tutti, ma solo della loro Elite, e di quelli legati a quell'elite, un esercito di adepti, in una spirale di potere e privilegi.
Potremmo affermare che l'occidente è divenuto ricco e prospero perchè ha vissuto sulle spalle dei paesi in via di sviluppo, che un tempo erano le colonie: materie prime, spezie, oro e diamanti, petrolio, sono state in gran parte prelevate da Sud America, Africa, Asia e Medio Oriente e ridistribuiti in Europa prima e nell'America del Nord poi.
La storia ha una collezione interminabile di studi di scienziati, di economisti, di filosofi che avevano già pronosticato il fallimento di questo sistema. Lo avevano fatto in tempi non sospetti, quando il libero mercato, la privatizzazione erano all'apice di uno sviluppo che si sarebbe rivelato poi dai piedi d'argilla.
Questo articolo vuole mostrare alcuni di questi studiosi che avevano studiato perchè questo sistema non poteva funzionare. Ce ne sarebbero molti e molti altri ancora, ma l'intento non è quello di fare un elenco, ma di stimolare chi legge ad approfondire questi studi, a sfogliare le pagine della storia dove è già tutto scritto, diagnosticato e previsto. Un presente senza memoria è destinato ad un futuro sempre più incerto e devastante.
Sul concetto di educazione troviamo John Dewey (1859-1952), autorevole rappresentate nel ramo della pedagogia e filosofia Statunitense, secondo cui le esperienze non vengono imposte dall'insegnante, ma nascono dagli interessi naturali degli alunni ed il compito dell'educatore è quello di assecondare tali interessi per sviluppare attraverso essi il senso della socialità.
L'insegnamento, secondo Dewey, deve essere dettato da un processo di continua evoluzione, ogni nozione dovrebbe condurre alla successiva, in una crescita costante, un movimento libero. Esiste un'intrinseca continuità nell'educare, o vi è piuttosto una serie di atti aggregati gli uni con gli altri? Sovente ci troviamo a studiare delle scatole chiuse, dei traguardi finiti. Non è una crescita reale, un passo che spinge al seguente passo, ma una serie di nozioni fini a se stesse, qualcosa di imposto dagli insegnanti. Un sistema di pensiero che ci porteremo nella società. Chi insegna dovrebbe comprendere questo: bisogna sviluppare un processo mentale qualitativo, non la risposta giusta. Ogni grande progresso nelle scienze è arrivato da pensieri alternativi, fuori dai canoni classici delle teorie prestabilite. Un contadino pianifica le sue attività in accordo con la natura circostante, ogni stagione può essere diversa a seconda delle variabili esterne: sole, vento, pioggia, parassiti, terreno. Deve comprendere e prevedere, e così dovrebbe fare un maestro, ogni giorno, ogni passo, ogni alunno è diverso e questo richiede un adattarsi alle sue esigenze.
Quello che l'insegnante propone non è frutto delle sue scelte, ma di un sistema superiore che decide quali testi adottare, quale metodo sviluppare per gli studenti, anche se è quello meno opportuno. Si viene a creare un conflitto. Come se delle autorità esterne imponessero al contadino di piantare patate in un terreno più adatto per i pomodori, o seminare in quel periodo anche se fosse il meno adatto per la semina.
Per questo, sottolinea Dewey, una buona Democrazia è quella che stimola e promuove pensieri indipendenti, attivi. Altrimenti si rischia una deriva nel pensiero unico, un monocolore che sà molto di indottrinamento. Una dittatura della maggioranza che non discute ma deve imporre il suo sistema. L'individualità viene annichilità per far posto alla massa, ad un gruppo che deve far numero, senza troppe domande. L'Aristocrazia è una forma di governo nelle mani di pochi, considerati "migliori", che controllano lo Stato nell'interesse della comunità. L'oligarchia è una sua forma degenerata, dove quei "migliori" impongono il potere ma per i loro interessi privati. Secondo Aristotele:" quei pochi esercitano il potere indebitamente, o in quanto non ne hanno il diritto o in quanto lo fanno violando le leggi o, infine, in quanto lo esercitano favorendo gli interessi particolaristici a scapito di quelli della comunità". Ritornando ai giorni nostri, e considerando, per esempio, il potere "democratico" di un referendum, spesso non rispettato. Oppure a una politica sempre più invischiata nella corruzione, o che investe negli armamenti e non nell'educazione, possiamo riferirci alla realtà che ci circonda come ancora democratica?
Se analizziamo le complessità del Sistema Dominante non possiamo non parlare dello scrittore, pensatore ed attivista Rudolf Rocker (1873-1958), autorevole esponente del pensiero anarchico.
Questa corrente di pensiero, oggigiorno banalmente semplificata come un gruppo di violenti che non vuole nessuno tipo di autorità, meriterebbe un articolo a parte.
Già nell'incipit del suo libro "Anarcho-Syndicalism" Rocker, definisce l'Anarchia come l'abolizione di tutti i monopoli economici e di tutte le istituzioni politiche e sociali che si impongono nella società. Le persone si dimenticano spesso che le industrie non sono fini a se stesse, ma dovrebbero essere solo dei mezzi per assicurare ad ogni uomo la sua naturale sussitenza, permettendogli di progredire culturalmente. Un'economia senza regole inizia dove il lavoro rappresenta il "tutto" e l'individuo il "niente". I tempi della natura vanno forzati in quelli monotoni e ripetitivi della catena di montaggio. Le ingenti spese militari che ogni Governo impone ai propri cittadini ed i debiti di guerra sono il prezzo della presunta protezione dello Stato su popolo. Questo lavoro di Rocker è del 1947 eppure potrebbe benissimo essere stato scritto da qualsiasi oppositore del libero mercato dei giorni nostri.
Il potere dello Stato, continua l'autore, non è altro che una caricatura grottesca della società presente.
L'Anarchia vorrebbe abolire questa forma di Stato con i suoi principi autoritari, di guardiano governativo, dove sotto la pretesa di formare un uomo più civile e morale lo rende in realtà schiavo, oppresso e inevitabilmente sfruttato. Il ruolo del popolo, prosegue Rocker, è oramai quello di ratificare delle decisioni prese in altre stanze, di adottare delle dottrine, preparate altrove dai propri "superiori", osservando passivamente i cambiamenti della società. La Rivoluzione sociale, la formazione di un popolo finalmente padrone delle proprie scelte è l'obiettivo ultimo. Rocker, come la maggioranza degli anarchici, non era comunista. Sia il comunismo che il fascismo erano visti come forme estreme di politica, da evitare.
Anche il Capitalismo è visto dall'autore, come la volontà di rendere sottomessi milioni di individui. Una forza che spinge i Governi e gli imperi verso obiettivi che favoriranno una ristretta cerchia di persone. Il Capitalismo moderno non si pone limiti, può muoversi con freddo egoismo verso alcuni ed incarnare la "provvidenza" per altri. Le abilità tecniche e scientifiche sono progredite in maniera considerevole, eppure la massa non si è arricchita ma piuttosto il contrario.
Per mantenere questo apparato molti dei progressi tecnologici sono serviti per eliminare il prossimo, si creano masse di killer in uniforme, dove la burocrazie sono dei tiranni senz'anima, dove dalla culla alla bara siamo oppressi da regimi polizieschi, dove il territorio è riempito di celle e penitenziari, informatori e spie. La crescente tecnologia a spese della personalità umana e la sottomissione ad un destino a cui la maggioranza si arrende è la ragione per cui il desiderio di libertà è meno vivo oggi tra gli uomini, sostituito da quello di una sicurezza economica. L'anarchismo non è il brevetto perfetto per tutti i problemi sociali, non è l'utopia di un ordine assoluto, non crede nella perfezione o in un traguardo finale per le popolazioni. Piuttosto in un perfezionamento illimitato del'ordine sociale. L'anarchismo riconosce la relatività di ogni idea, di ogni istituzione e di ogni ceto sociale. Anche la libertà non è un concetto filosofico astratto, ma la possibilità concreta e vitale per ogni individuo di sviluppare le sue capacità ed il suo talento cui la natura ha dotato e di porre questi doni per il miglioramento della società. Meno interferenze ci saranno da parte di Governi o religioni e più efficente ed armonica la personalità umana diverrà per il beneficio dell'individuo e della comunità.
Sembrano pensieri di un "Gandhi" qualunque piuttosto che di un anarchico, forse perchè la nostra visione di anarchia è distorta.
Una precisa analisi sulle dinamiche dei Partiti Politici, sui loro obiettivi finali ce la offre il Prof. Thomas Ferguson (1949- ), esperto di scienze politiche, autore e giornalista di temi economici e politici appunto.
Nel suo scritto più interessante " Investment Theory of Party Competition " si analizza in maniera dettagliata come siano le Elite Affaristiche a dirigere le scelte dei Partiti Politici e non gli elettori.
Visti gli alti costi che servono per guidare un sistema politico, costi inarrivabili per gli elettori ordinari, sono i gruppi di affari che tracciano le linee politiche in cui le diverse coalizioni in gioco rappresentano gli investitori, non gli elettori, questo il fulcro della teoria di Ferguson.
Chi offre denaro per i vari Partiti ha le sue ragioni di investimento e quindi di controllo dello Stato.
Gli investitori sono divisi dai loro obiettivi finali, esattamente come delle coalizioni politiche: ci sono quelli per far profitti nel settore del lavoro, quelli nel settore del capitale, quelli per il libero mercato, quelli che supportano il protezionismo, raramente il maggiore investitore è un sindacato, è avvenuto nel caso della nascita del Partito Laburista inglese, per esempio. I partiti politici sono le braccia in azione dei gruppi di controllo che si muovono nelle retrovie.
Per non scontentare nessuno dopo un certo numero di anni si assiste, sempre secondo Ferguson, ad un "Realignment" un riallineamento, dovuto di solito a qualche evento di risonanza pubblica: una crisi violenta, una guerra, uno scandalo. Questa sorta di "giro di boa" permette ai poteri forti di rimescolare le carte, di cambiare i pupazzi politici ai vertici, per dare anche ai cittadini un senso di rinnovamento e giustizia.
Per guadagnare la fiducia degli elettori, il loro voto e quindi la vittoria per le Lobby dietro al politico di turno, bisogna parlare di aborto, diritti dei gay, guerre, in modo da garantire la vittoria ai gruppi dominanti, il fine giustifica i mezzi, ed il fine è il profitto ed il potere.
Altro autorevole pensatore, scrittore, commentatore politico e giornalista è Walter Lippmann (1889-1974), colui che per primo coniò il termine "guerra fredda" e vincitore di due Premi Pulitzer.
Per Lippmann la figura del giornalista era quella del mediatore tra i gruppi al potere ed il popolo. Quest'ultimo non poteva comprendere le dinamiche e le strategie politiche, quindi il giornalista fungeva da "filtro" per semplificare queste tematiche per l'opinione pubblica. Questo pensiero si scontrava con quello di John Dewey che alla visione gerachica dell'informazione, contrapponeva un gionalismo più egalitario: più le notizie erano condivise e più si alimentava la democrazie ed il libero dibattito.
Lippman, famoso per aver intervistato Kruscev nel 1958 e nel 1961, non si piegò mai al sensazionalismo ed ai gusti del grosso pubblico, cercando di rimanere sempre distaccato, un osservatore che raccontava dei fatti. Il suo libro più importante è "Public Opinion" del 1922, dove si confrontano le relazioni tra il mondo pieno di avvenimenti e la capacità dei cittadini di comprenderli a pieno. Lippmann si propose di capire e di studiare l'influenza sullo stereotipo e i meccanismi che si instauravano per la formazione di tale fenomeno. Lo stereotipo sociale è per Lippmann una visione distorta e semplificata della realtà sociale: lo stereotipo, aggiunge, è costituito dalle immagini mentali che ci costruiamo per semplificare la realtà e per renderla a noi comprensibile.
Coloro che conoscono e comprendono la realtà e di suoi avvenimenti tendono spesso a manipolarli, creando un simulcro di quella stessa realtà che possa essere facilmente assimilabile dal popolo. Le finalità autentiche sono altre, celate ai più. Qui ha terreno fertile la propaganda, che, secondo Lippmann, non potrebbe esistere senza una qualche forma di censura, una barriera tra l'evento in se e quello che viene detto e filtrato per il pubblico. (Da sottolineare la sua opposizione alla guerra del Vietnam)
Ma la colpa di questo sistema non è nella censura stessa, ma in una sorta di rassegnazione, di anemia, di una mancanza di fame da notizie dell'opinione pubblica, che avrebbe i mezzi per accedere ad una conoscienza più approfondita (lo dice Lippmann nel 1922, adesso con internet dovrebbe essere ancora più facile).
"Con un dollaro non ci si compra nemmeno una caramella, ma la gente pretende di informarsi comprando quotidiani ancora più economici."
Le notizie sono scelte editoriali, semi gettati ai cittadini per creare una qualche opinione pubblica, prosegue l'autore.
Ne mondo moderno dove la parola "Leader" è spesso associata a personalità del tutto inadeguate, Lippmann espone la sua idea: " La prova fodamentale del valore di un Leader è che lasci dietro di se altri uomini, la convizione e la volontà di proseguire la sua opera." Il presente è ben lontano, dunque, dalla figura che Lippmann descrive. La politica è più una corsa al sensazionalismo, ad interventi utili a guadagnare qualche voto, senza una reale volontà di intraprendere un cammino di progresso per tutti.
Conclude Lippmann con una stoccata alle Democrazie: " Quando tutti pensano allo stesso modo, nessuno pensa molto."
Una delle più prestigiose figure del XX negli studi delle "politiche internazionali" è stato,senza dubbio, Hans Morgenthau (1904-1980), per ben due volte Consulente del Dipartimento di Stato USA, sia sotto la presidenza Kennedy che sotto Johnson. Le sue idee contro la guerra del Vietnam lo videro allontanato dal suo incarico.
Il suo pensiero si concentra verso le relazioni di potere tra gli Stati, come si sviluppa, quali sono le sue conseguenze e come viene interpretato dalla popolazione.
Il suo lavoro più importante, considerato un pilastro nel ramo delle politiche internazionali si intitola "Politics among Nations".
Per lo studioso la lotta per il potere è universale nel tempo e nello spazio e questo è innegabile a livello empirico.Non si può negare che nel corso dei secoli a prescindere dalle condizioni economiche, sociali e politiche, gli Stati si sono sempre incontrati in relazione al potere. Anche se alcuni antropologi hanno mostrato alcune popolazione apparentemente immuni da questo desiderio, nessuno lo ha potuto ricreare su scala planetaria, sintomo di un eccezione che conferma la regola.
La politica internazionale, come qualsiasi tipo di politica, è una lotta per il potere. Le azioni degli Stati non possono considerare i principi morali.
La sua visione rientra nella Scuola Realistica, anzi secondo alcuni ne sarebbe l'iniziatore, dove la natura umana non può cambiare, dove la politica internazionale è guidata da leggi ferree e chi non si adegua ne subirà la conseguenze. Una visione Macchiavellica, molto Hobbesiana, dove l'umanità è sostanzialmente competitiva ed egoistica, famosa la sua frase "Homo Homini lupus" - ogni uomo è lupo per l'altro uomo.
I fatti attuali non possono che confermare questa linea di pensiero. Non essere d'accordo con Morgenthau significa non aver compreso la situazione politica mondiale, credere ancora che chi procura guerre lo faccia in nome di qualche nobile causa. Mai come oggi ci troviamo di fronte ad una lotta indiscriminata per il potere, una sorta di revival di "guerra fredda" tra USA e Russia, ma con nuovi co-protagonisti come la Cina ed i paesi Mediorientali. Le logiche di conquista sono preponderanti sulle logiche di pace e stabilità. Siamo davvero ancora padroni del nostro destino?
Per ottenere un quadro più dettagliato sulla situazione attuale mondiale dobbiamo considerare la figura di Ha Joon Chang (1963 -), importante economista e Prof. all'università di Cambrige. Chang è stato consulente della Banca Mondiale, della Banca per lo Sviluppo Asiatico e dell'Oxfam.
Il suo pensiero è un attacco frontale al neoliberalismo mondiale, alle politiche per ridurre o annullare completamente le tariffe doganali nei paesi in via di sviluppo, ai nuovi accordi per il libero mercato promossi dal WTO (World Trade Organization). Da un articolo sul "Le Monde Diplomatique" del 2003.
Il paradosso è che gli stessi paesi, adesso industrializzati, che promuovono il libero mercato, ai tempi del loro sviluppo economico, raramente usarono quelle regole, che oggigiorno impongono ai paesi in via di sviluppo. Questo in sintesi il nocciolo del pensiero di Chang, che va più nel particolare. L'Inghilterra del XIV e XV secolo aveva politiche prettamente protezionistiche, specialmente per la produzione della lana grezza, per scoraggiare l'esportazione. Stesso procedimento fu adottato tra il 1721 ed il 1846 con nuovi accordi commerciali sulla "Legge del Grano". Tariffe protezionistiche, sussidi di esportazione, rimborsi sulle tariffe di importazione generate delle entrate per le esportazioni. Durante quel periodo la Gran Bretagna aveva un tasso di protezionismo tra i più pesanti in Europa.
Quando nel 1846 la "Legge del Grano" fu abrogata, l'Inghilterra si mosse verso il libero mercato, più per favorire in parte l'aristocrazia terriera e dare inizio ad una sorta di "imperialismo del libero mercato". La liberalizzazione degli scambi è stata la causa piuttosto che il risultato dello sviluppo economico. Da questa posizione di dominio planetario, imporre il libero mercato per l'impero britannico fu un passo naturale. Il paese aveva raggiunto la sommità del potere con il protezionismo e adesso buttava via la scala che l'aveva aiutato nella sua ascesa, promuovendo il libero mercato.
Sempre Chang sottolinea come tra il 1830 e la seconda guerra mondiale gli Stati Uniti hanno adottato la media più alta di tariffe protezioniste nel settore manufatturiero del mondo.
Solo dopo la fine della seconda guerra mondiale le politiche economiche americane svoltarono verso il libero mercato. Come riporta Chang nel suo lungo articolo, il 18esimo Presidente degli Stati Uniti, Ulysses S. Grant, che guidò il paese dal 1869 al 1877, tra i principali artefici della vittoria nordista nella Guerra di Secessione, disse:" Per secoli l'Inghilterra ha potuto contare sul protezionismo, ottenendo soddisfacenti risultati. Non c'è dubbio che questo sistema passato è la ragione della sua forza presente. Adesso dopo due secoli di protezionismo il paese sta adottando il libero mercato, più utile alla sue esigenze attuali. Molto bene, lo stesso farà l'America entro 200 anni, uscendo dal protezionismo e favorendo il libero mercato."
Ad i "positivisti" del neoliberismo e della globalizzazione che sostengono la crescita record delle economie mondiale degli ultimi 20 anni, Chang risponde con alcuni numeri :" L'economia mondiale è crescita maggiormente tra gli anni '60 e '70 del secolo scorso, circa il 3%, contro un 2% degli ultimi 20 anni di "record" economici. Se si considera la crescita pro-capite nei paesi sviluppati si assiste ad una contrazione dal 3.2% al 2.2%, stesso discorso per i paesi in via di sviluppo dal 3% al 1.5%. Numeri che includono l'ascesa vertiginosa di India e Cina, altrimenti i tassi sarebbero anche più miseri. L'esperimento neoliberale ha fallito nelle sue promesse di ricchezza, sacrificando uguaglianza ed ambiente."
Ma come è possibile che questo procedimento economico sia ancora la ricetta maggiormente promossa e sostenuta dai Paesi industrializzati e dalle più autorevoli organizzazioni economiche mondiali? Chang risponde come il "tutto" sia sostenuto da un impianto economico-politico-ideologico che può solo essere solo paragonato al potere che aveva la Chiesa nel Medioevo in Europa.
L' influenza dei maggiori organismi internazioni, quali Banca Mondiale, IMF, WTO, che esercitano sui MEDIA (per disinformare) e sulle agende politiche di USA, Regno Unito e principali paesi industrializzati, è predominante. Chi lavora nei paesi in via di sviluppo per queste organizzaioni ha ottimi stipendi, il loro silenzio e la loro complicità è semplicemente pagata un buon prezzo.
Secondo Chang gli unici accordi commerciali che possono sperare di ottenere buoni risultati, sono quelli che raggruppano paesi con simili livelli di sviluppo (come il Mercosur), non accordi che forzano paesi economicamente differenti in un mercato a senso unico. Questo è quello che impone il WTO, per esempio, indebolendo e marginalizzando i paesi in via di sviluppo, a favore dei poteri forti, delle Multinazionali e delle oligarchie planetarie.
Sulla stessa linea anche Robert Pollin (1950-), economista americano, codirettore del PERI (Political Economy Research Institute). In un articolo del 2010 "The Wall Street Collapse and Return of Reality-Based Economics", viene sottolineato come la deregolamentazione finanaziaria, incoraggiata dai governi per crescita e stabilità, abbia prodotto risutati pessimi. Le misure, agli inizi del 2000, per annullare la "Glass–Steagall", una norma per controllare e limitare gli affari di banche ed istituti finanziari, creata dopo il crollo di della borsa americana del '29, insieme alle misure di Clinton con il "Financial Service Modernization Act", hanno di fatto dato libero sfogo ad un mercato incontrollato, seme fruttuoso della crisi che ancora resiste nel sistema mondiale. Pollin ricorda come la crisi finanziaria del 2007/08 non è fatto isolato nel panorama americana ma piuttosto una sua caratteristica peculiare: la crisi dei mercati del 1997, la bolla speculativa del 1999/01, una sorta di crisi ciclica che si abbatte sui mercati devastanndo sopratutto i cittadini. Non certo per le varie Goldman Sachs, Citibank, J.P. Morgan e poche altre, sempre salvate dalle iniezioni di soldi pubblici della Federal Reseve Bank (FRB). Uno dei suoi pupilli, Alan Greenspan, che ha ricoperto l'incarico di Presidente dal 1987 al 2006, è il principale artefice di questa deregolamentazione selvaggia. Ci sono tre importanti figure a supporto del neoliberismo, Robert Lucas, Friedrich Hayek e Milton Friedman, ognuno con il suo bel Nobel per l'economia. Hayek sosteneva che l'economie socialiste erano destinate a fallire perchè non offrivano potere decisionale alle persone per scegliere ed informasi liberamente sulle offerte finanaziarie, ma anzi ne limitavano il raggio. La sua fama crebbe con il crollo del blocco Socialista-Sovietico del 1989. Il paradosso del suo pensiero, secondo Pollin e Cassidy (altro studioso ed autore del libro "How Market fails: the logic of economic calamities"), è nell'utopia che il libero mercato fornisca una informazione completa al cittadino, che non si spiega, per esempio nel crollo dei Subprime del 2006/07, che ha visto molti contribuenti perdere la propria casa o i risparmi di una vita. Quindi le informazioni c'erano, ma completamente distorte dalla realtà.
Pollin definisce il neoliberalismo con tutti i suoi "assiomi" una mera utopia.
Nell'informazione niente dovrebbe essere dato per scontato. Il mosaico internazionale viene artificiosamente scombinato per non permettere di ottenere una parvenza di verità. Il capitolo Africa è uno di quei tasselli fondamentali per comprendere come anche il sistema educativo sia pieno di lacune, come la fotografia di un continente sia oramai divenuta un assioma inconfutabile. Non si deve capire, ma digerire quella nozione.
Basil Davidson (1914-2010) è stato uno dei massimi studiosi britannici del pianeta africa. Ha contribuito con i suoi studi ed i suoi documentari ad una immagine del continente ripulita da stereotipi e falsi storici. Ha puntato il dito contro un sistema economico che ha ridotto l'Africa in una emergenza perenne.
Nei suoi studi (fondamentale è "The black man's Burden:African and the curse of National-State") Davison mostra come questo immenso territorio sia sempre stato fin dai tempi coloniali sotto il giogo dei "conquistadores" europei. Un colonialismo umano e finanziario che non ha mai permesso ai suoi popoli di essere padroni del proprio destino, ma ha sempre imposto un modello di sviluppo occidentalizzato.
La storia dell'Africa sembra iniziare con l'arrivo del'uomo bianco, del "prima" non c'è traccia.
Sostanzialmente il modello dello "Stato-Nazione" ha origini recenti, si può collocare dopo la Rivoluzione Francese (1789), quando la Francia divenne forse la prima Nazione Europea. Fu dato per scontato applicare questa formula di Governo anche nel processo di decolonizzazione africano. Le proposte alternative come una Federazione di Stati, senza distuggere le diversità ma rendendole una ricchezza, furono ignorate. L'idea di Nazione, per Davidson, ha semplicemente favorito la ricchezza per le Elite al potere, non il bene della collettività. L'Africa ha ottimi esempi di civiltà passate che hanno creato benessere per il suo popolo, come l'Impero Ashanti, nella zona occidentale del continente, nella zona dell'attuale Ghana. Un impero sorto nel XVII secolo, con una sua burocrazia, un'economia florida, regole civili, elezioni, trasporti funzionali, tutto spazzato via dal "progresso coloniale". Oppure come la società Yoruba, ancora più antica, un'era quasi mitica se comparata con i disastri di oggi. Ci furono numerosi movimenti di lotta per la liberazione in Mozambico, Guinea Bissau, Angola, tutti puntualmente frustrati da USA ed Unione Sovietica. Il punto di non ritorno per i popoli africani furono le decisioni sommarie, sopratutto britanniche, sulla creazione dei confini che hanno lacerato identità o alimentato conflitti fino ai giorni nostri.
Concude Davidson:" Le riforme modernizzatrici in West Africa verso la fine del XIX secolo erano simili a quelle attuate dal Giappone nello stesso periodo, il potenziale per lo sviluppo era sostanzialmente per nulla diverso dal potenziale realizzato dai giapponesi nel 1867."
Il mondo sta rispettando i patti sull'ambiente?
Le guerra sono un lontano ricordo?
Gli interessi delle potenze mondiali sono per le fonti energetiche o per il valore di una singola vita umana? Quanti sono coloro che vivono con meno di 2$ al giornio, perchè i ricchi sono sempre più ricchi, la classe media deve fare le acrobazie ed i poveri sempre più poveri?
Il lavoro è ancora crescita professionale o subdolo ricatto?
I nuovi milionari delle globalizzazione sono sostenibili o non sono consapevoli dei danni delle loro imprese?
Ogni singola domanda ha la sua risposta, sta al nostro buonsenso ed alla voglia di essere curiosi, informandosi, non lasciandolo fare ad altri. Per adesso stanno vincendo le urla degli stolti, forse perchè chi è nel giusto rimane in un dubbioso silenzio. Resistenza sempre. Maremmcinghialaaaaaaaaaaaaaaa
Wednesday, May 21, 2014
Elezioni Europee: Votare o tutto è già deciso dalle Lobby - Accordi Commerciali?
Tra il 22 ed il 25 maggio, nel vecchio continente, si terranno le Elezioni Europee per decidere chi siederà per altri 5 anni al Parlamento Europeo. Faccie più o meno sorridenti, appese ai muri delle nostre città lanciano slogan per convincere gli elettori che quella data potrebbe coincidere con il "cambiamento". Uomini e donne in passarella nei salotti televisivi discutono, si infervorano, rilanciano, accusano, promettono, in un gigantesco show che si ripete senza sostanziali novità, ma che sembra non annoiare mai il pubblico pagante.
Il futuro del continente passerà per un segno su un pezzo di carta colorato. Mai come in questo periodo si leggono articoli sull'importanza del voto, sul male assoluto dell'astensionismo, sulla responsabilità civile di ogni singolo cittadino di decidere per il proprio futuro.
Gli argomenti e gli slogan per convincere la "massa" a votare questo o quel Partito Politico, rispecchiano il livello culturale e cognitivo del Paese stesso, un livello basso, bassissimo a cui nessuno si scandalizza. La complessità delle proposte si compone di un paio di parole, al massimo tre, qualcosa diretto nella pancia della Nazione: meno tasse, lavoro sicuro, imprese forti, rilancio economico, e così via. In Italia, per esempio, con Berlusconi si discuteva per settimane sull'IMU, la tassa sulla prima casa, chi prometteva di toglierla e chi argomentava che sarebbero aumentanti altri balzelli come conseguenza. Tutto il male di un paese ruotava intorno a quel punto, le discussioni nei bar o nelle TV (difficile distinguere l'uno dall'altro) vertevano su questo specchietto per le allodole. Adesso la sceneggiatura è praticamente invariata ma cambiano gli attori protagonisti. C'è il giovane Matteo Renzi contro Grillo e quel poco che resta dell'opposizione politica italiana, c'è chi promette aumenti di "ben" 80 euro in busta paga e chi ribatte che serve ben altro per l'economia del paese. E via fiumi di inchiostro, pareri da esperti del settore, liti in tv. L'amo è li che galleggia e milioni di pesci riflettono quando e come abboccare. Qualità dell'istruzione, lavoro, barche di immigranti che affondano, frane, OGM, appalti truccati, evasione fiscale, sprechi della politica, auto blu, F35, spese militari, ospedali, inquinamento delle acque e dei suoli, rifiuti tossici, turismo di massa, suicidi per una disoccupazione da record, fabbriche che chiudono, giovani che fuggono all'estero, due governi consecutivi senza elezioni, mafia, camorra, droghe pesanti in aumento, alluvioni e dissesto idrogeologico, processi insabbiati, debito pubblico, grandi opere invasive ed inutili, sovranità nazionali svendute alle Multinazionali della globalizzazioni, no.... tutto si concentra se questi benedetti 80 euro: ci saranno o meno nelle buste paga del pubblico pagante?
In queste elezioni come in quele passate un forte astensionismo è un campanello d'allarme per due motivi:
1) Il popolo non crede in nessuna delle proposte politiche che si confrontano nel Paese, le reputa mediocri, prive di un programma efficace per il bene della Nazione. Il non voto è una protesta contro l'attuale classe politica. Si registra un distacco netto, ma temporaneo, tra l'elettore e le forze politiche.
2) Il popolo vede le elezioni come una grande bluff. Accorgendosi dell'inutilità del "votare" a prescindere da quale forza politica venga scelta. Comprende che il suo voto, come quello di milioni di cittadini, non influirà su nessun tipo di cambiamento, ma servirà solo a far credere che il popolo è ancora "sovrano" e non "suddito".
Questo livello è forse il più pericoloso, perchè mostra la presa di coscienza dei cittadini che i giochi sono già decisi in altre stanza, lontano da microfoni e domande indiscrete. La politica è solo il veicolo legale per somministrare le ricette imposte dalle più svariate Multinazionali ed elite al potere.
Un cittadino responsabile dovrebbe prima di tutto comprendere come funziona in Europa il Governo, chi decide, chi fa leggi, chi controlla ecc.
Il primo punto da chiarire subito è il ruolo del Parlamento Europeo, l'unico organo i cui rappresentanti sono eletti dal popolo. Una buona fetta di opinione pubblica crede, erroneamente, che sia lo strumento che crea le leggi per il progresso o meno del continente. In realtà la sua funzione è quella di controllo delle leggi insieme al Consiglio Europeo e di gestione del Bilancio dell'Unione.
Altra struttura è il Consiglio Europeo , dove vi prendono parte i Ministri dei diversi Governi in base ai temi trattati. Questo organo discute, modifica e approva la legislazione, insieme al Parlamento. La Presidenza del Consiglio dell'Unione Europea viene assunta a turno dai paesi membri per un periodo di 6 mesi, nella seconda metà del 2014 toccherà all'Italia.
La Commissione Europea è l'organo esecutivo vero e proprio dell'Unione, quello che promuove le leggi, controllate ed eventualmente emendate dal Parlamento e dal Consiglio. È composta da un delegato per Stato Membro: a ciascun delegato è tuttavia richiesta la massima indipendenza dal governo nazionale che lo ha indicato. Questa istituzione non è eletta dal popolo, ma comprende 28 commissari scelti tra le personalità di spicco dello stato membro di appartenenza. La Commissione è il vero fulcro in quanto dispone di un vero e proprio potere decisionale. La Commissione europea detiene il diritto d'iniziativa nel processo legislativo, la facoltà, quindi, di proporre la normativa sulla quale supervisionano poi il Parlamento europeo ed il Consiglio. Le sedute per decidere l'orientamento e le sorti dei popoli d'Europa si svolgono a porte chiuse.
Risulta abbastanza evidente che è quest'ultimo apparato che indirizza e plasma il futuro del Continente, non il Parlamento Europeo, che può certamente limitare in qualche modo le direttive della Commissione, ma non imporre le reali volontà popolari.
Chi va a votare non deciderà sui destini Comunitari, ma al massimo tenterà di arginare le leggi di un gruppo di persone che si riunisce e legifera a porte chiuse.
Se lo domanda anche il "Corporate Europe Observatory" (CEO), una Organizzazione di giornalisti ed esperti con sede a Bruxelles. Questo gruppo, sforna periodicamente dettagliati Report sui pericoli delle Lobby che minano, verosimilmente, il potere decisionale della Commissione Europea.
In uno dei suoi Rapporti intitolato "The Record of a Captive Commission", si legge: "Le Multinazionali europee stanno, con successo, manipolando la crisi a loro favore. Il ruolo della Commissione risulta basilare in questo percorso. Quest' ultima ha il monopolio delle proposte legislative, non è eletta dai cittadini, ma anzi si tiene a dovuta distanza. Le Lobby possono facilmente interagire con i loro finanziamenti per le più svariate tematiche."
La Commissione ha, inoltre, un ramo dedicato al mercato europeo e mondiale, per decidere su industrie e servizi. L'organo che coordina questo settore con il mercato del resto del mondo si chiama "Directorate General for Trade" (DC Trade).
Secondo il Rapporto del CEO almeno 119 incontri a porte chiuse hanno visto protagonista il DC Trade con Multinazionali e Lobby, ed una manciata con Sindacati e gruppi di consumatori. Nello scorso anno questi dibattiti privati hanno coinvolto "ACEA", la "Camera di Commercio USA", la "Fertilizer Europe" (Che riunisce le più grandi industrie di fertilizzanti chimici in Europa). Tra le sue associate troviamo l'industria di fertilizzanti spagnola "Fortiberia", tutt'ora sotto processo a Huelva, per aver utilizzato un'area industriale limitrofa alla città, sversando nel fiume locale, il Rio Tinto, sostanze tossiche e radioattive.
Ma la Commissione ha incontrato anche esponenti di case Automobilistiche come la Ford, Nigel Wicks, Presidente dell'Associazione Banchieri Britannici, l'Associazione Aereo Spaziale e per la Difesa Europea, gruppi finanziari come la "BCTT".
Il Rapporto del CEO continua sottolineando come per discutere e decidere sulla finanza europea ( giusto ricordare i milleseicento miliardi a pioggia per il salvataggio delle Banche) non si risparmiano incontri con il gruppo di esperti in derivati "Expert Group on Market Infrastructures", membri a loro volta di Multinazionali finanziarie. Per le questioni sul cambiamento climatico e sulle emissioni di CO2 i gruppi con cui pianificare le strategie sono "Industry Association for Chemical" o quella del ferro (Eurofer), o quella del cemento (Cembureau) o con qualche consiglio magari della "European Roundtable of Industrialist", tutti che che inseguono ovviamente a loro vantaggi, per leggi che influiranno sulla vita dell'elettore europeo.
Nella Commissione le lobby condizionano ogni settore, come quello agricolo, con i continui attacchi con prodotti OGM, per adesso respinti al mittente. O lo studio su diversi pesticidi e sull' l'EDC , l'Endocrine distruptors Chemical, sostanza cancerogena ancora impiegata in molti prodotti del mercato.
Un articolo di qualche mese fa sul "The Guardian" titolava " Il gigante del Tabacco Philip Morris sta spendendo milioni di euro per ritardare le leggi antifumo in Europa"
Sempre sul "The Guardian" un più recente articolo sottolinea come nella sola Bruxelles gravitano oltre 30.000 lobbisti, che cercano in ogni modo di ottenere trattamenti di favore per le loro Banche, Compagnie Telefoniche, Gruppi industriali e quant'altro. Si calcola che almeno il 75% della legislazione europea sia fortemente manovrata da questi affaristi.
Questo clima surreale dove chi vota è convinto di contribuire al cambiamento, ma chi decide per il cambiamento non dipende dai voti elettorali.
I Media continuano a disinformare, a confondere, a mischiare le carte, a dare sovente notizie frammentarie o senza la dovuta rilevanza.
Nel prossimo semestre Europeo del 2014, la presidenza spetterà all'Italia, forse il Paese perfetto per velocizzare ed approvare il TTIP meglio conosciuto come il "Transatlantic Trade Investment Partnership", che inaugurerà una nuova era sugli scambi commerciali tra Europa e Stati Uniti. Il Primo Ministro Italiano Renzi lo ha definito una "priorità".
Lo scopo di questi accordi sarà quello di ridurre o rimuovere le barriere doganali tra i due paesi, in modo da agevolare il mercato. Si parla di risparmi che, secondo stime indipendenti, dovrebbero raggiungere per l’Europa la quota di circa 120 miliardi di euro l’anno, mentre per gli Usa sarebbero di 90 miliardi di euro. Ma ne trarrebbero beneficio anche le economie terze, per un importo di circa 100 miliardi di euro l’anno.
Sigmar Gabriel, Ministro degli Affari Economici tedesco ha sottolineato come :" Chi rifiuta queste accordi con gli Stati Uniti non avrà nessuna influenza sul progresso della Globalizzazione." Si ipotizzano numeri da capogiro se questo TTIP verrà approvato: 13 milioni di potenziali occupati. Secondo Gabriel : " Questa partnership condurrà l'Europa a migliorare i suoi standard di mercato, grazie alla "Madre del Capitalismo" l'America di Obama". Si enfatizza come i miglioramenti riguarderanno diritti dei lavoratori, ambiente, e brevetti internazionali. Tutto bello niente caro. Un canto delle sirene, in questa Odissea Europea, irresistibile in quanto a promesse, ha già convinto tutti?!
Nel "Translatlantic Trade Investment Partnership" tra Europa e USA potrebbe entrare in vigore anche il controverso regolamento denominato "Investor State Dispute Settement" (ISDS), che permette ad un investitore straniero di citare in giudizio il Governo del paese ospitante, se questi con leggi nazionali danneggia i profitti della Compagnia straniera che investe. Per esempio la "Chemtura Corporation", produttore di fertilizzanti industriali, ha fatto causa al governo Canadese che con una legge Nazionale ha limitato l'uso di numerosi pesticidi della suddetta Corporation. Oppure la causa intentata da alcune industrie del tabacco capitanate dalla "Philipp Morris" contro il governo Australiano, responsabile con alcune leggi più restrittive contro il fumo, di aver danneggiato i profitti di queste Compagnie. Il rischio è quello di concedere alla Multinazionali un ulteriore arma contro chi cerca di tutelare i consumatori, ritardano le leggi e costrigendo i Governi a costose diatribie in tribunale. Una Globalizzazione sempre più selvaggia.
Per il professore di Economia e letterato Martin Hart-Landsberg siamo davanti ad un "Dominio delle Multinazionali". Il professore cita una dichiarazione di Salvator Allende all'ONU de 1972: " Siamo di fronte a un conflitto tra le imprese transnazionali e gli Stati. Questi ultimi sono stati tagliati fuori nelle loro decisioni fondamentali, politiche, economiche e militari, da organizzazioni globali che non dipendono da nessuno Stato e le cui attività non sono controllate da nessun parlamento, né nessuna istituzione rappresentativa dell’interesse collettivo."
Il premio Nobel per l'economia Joseph Stiglitz rincara la dose: " Considerata la storia recente, ora sembra chiaro che i negoziati, volti a creare un'area di libero scambio tra USA ed Europa ed USA e Pacifico (eccetto la Cina) non stanno per realizzare un sistema di libero scambio. Al contrario, l'obiettivo è un regime commerciale gestito, teso ad assecondare quegli interessi speciali che da tempo dominano le politiche commerciali dell'occidente. Nessun accordo commerciale dovrebbe mettere gli interessi commerciali davanti agli interessi Nazionali in generale, sopratutto quando sono in gioco questioni non legate al commercio, come la regolamentazione finanziari e la proprietà intellettuale. Molte regole che si vogliono "ammorbidire" sono li per una ragione: per proteggere i consumatori, i lavoratori, le economie e l'ambiente. Abbiamo bisogno di un "mercato libero" genuino, dove Corporation e cittadini abbiamo la stessa importanza in fase decisionale."
Il rischio è di dare "carta bianca" a chi ha come obiettivo solo il profitto. Se lo chiede, in un lungo articolo, anche il giornale tedesco "Spiegel" in un articolo intitolato " Corporation Carte Blanche. Will US-EU trade become too free", che evidenzia come un rischio pratico è di avere, da qui a qualche anno, prodotti alimentari OGM senza obblighi di specificarlo nelle confezioni. O che più ampi diritti di Copyright limiteranno la fruizione di cultura, educazione e scienza. L'articolo tratta anche del già citato ISDS, che delegittimerà le leggi dei singoli governi nazionali. Come la causa intentata da una centrale nucleare svedese in Germania, la "Vattenfall", contro le leggi tedesche che vogliono la fine del nucleare per concentrare tutti gli sforzi sull'energia pulita. La "Vattenfall" ha chiesto danni per 3.7 miliardi di dollari. Adesso i vari politici che sostengono questi accordi, in visto delle elezioni, si sono fatti più disponibili al dialogo ed a dibattiti pubblici, rassicurando che non vi è niente di segreto. Ma internet e numerosi esperti mondiali, tra cui Stiglitz, la pensano molto diversamente.
La Democrazie, la partecipazione sociale, l'informazione sono davvero quelle assegnate ad ogni cittadino nelle società di gran parte di questo pianeta? O rappresentano solo una illusione, un simulacro di legalità, l'anestetico delle masse.
Un infuente politico americano del secolo scorso, N. Murray Butler diceva: " Il mondo si divide in tre categorie di persone: un piccolissimo numero che fanno produrre gli avvenimenti; un gruppo un po' più importante che veglia alla loro esecuzione e assiste al loro compimento, e infine una vasta maggioranza che giammai saprà ciò che in realtà è accaduto." oppure la frase del 1999 sul "Newsweek" di Rockfeller:" Qualcosa deve sostituire i governi, e il potere privato mi sembra l’entità adeguata per farlo."
Libero arbitrio se votare o meno, ma poi non dite che non vi avevano informato....maremmacinghialaaaaaaaaa
Considerata
la storia recente, ora sembra chiaro che i negoziati volti a creare
un’area di libero scambio tra Usa ed Europa e tra Usa e gran parte del
Pacifico (eccetto la Cina) non stanno per realizzare un vero e proprio
sistema di libero scambio. Al contrario, l’obiettivo è un regime
commerciale gestito, teso cioè ad assecondare quegli interessi speciali
che da tempo dominano la politica commerciale dell’Occidente.
Read more at http://www.project-syndicate.org/commentary/transatlantic-and-transpacific-free-trade-trouble-by-joseph-e--stiglitz/italian#34sFkTjm1rCZXFK1.99
Read more at http://www.project-syndicate.org/commentary/transatlantic-and-transpacific-free-trade-trouble-by-joseph-e--stiglitz/italian#34sFkTjm1rCZXFK1.99
Considerata
la storia recente, ora sembra chiaro che i negoziati volti a creare
un’area di libero scambio tra Usa ed Europa e tra Usa e gran parte del
Pacifico (eccetto la Cina) non stanno per realizzare un vero e proprio
sistema di libero scambio. Al contrario, l’obiettivo è un regime
commerciale gestito, teso cioè ad assecondare quegli interessi speciali
che da tempo dominano la politica commerciale dell’Occidente.
Read more at http://www.project-syndicate.org/commentary/transatlantic-and-transpacific-free-trade-trouble-by-joseph-e--stiglitz/italian#34sFkTjm1rCZXFK1.99
Read more at http://www.project-syndicate.org/commentary/transatlantic-and-transpacific-free-trade-trouble-by-joseph-e--stiglitz/italian#34sFkTjm1rCZXFK1.99
Sunday, December 15, 2013
Il Colonialismo finanziario in Europa. Privatizzazioni Selvagge nel deserto della Politica
Le varie forme di controllo delle masse sono innumerevoli: dittature più o meno velate, perdita delle sovranità nazionali, censura e controllo dei Media, taglio dei servizi sociali e delle pensioni, mutazioni degli alimenti, impoverimento dell'educazione delle nuove generazioni, leggi che violano la privacy e spiano i dati di milioni di persone con la scusa della sicurezza nazionale/mondiale. Chi controlla e decide per milioni di persone lo fà con astuzia, ma sopratutto perseveranza e pazienza. Questi ultimi due termini sono essenziali per comprendere i vari meccanismi del sistema.
Un Governo che da un giorno ad un altro dimezza i salari, vieta gli scioperi con un pesante uso della polizia, fa collassare il sistema industriale con tassi disoccupazione a livelli da pre guerra civile, mette pesanti restrizioni ad internet, aumenta tasse e bollette del 50%, mentre taglia drasticamente i fondi per scuola e cultura, è un Governo destinato a essere distrutto dale proteste popolari. Se distribuiamo queste misure devastanti nell'arco di un trentennio tutto sarà molto più graduale, silenzioso, subdolo ed accettabile per buona parte delle masse, lentamente assuefatte alle limitazioni, ai tagli, a quel laccio che stringe millimetro dopo millimentro sempre di più. Il finale sarà lo stesso ma quanti "distratti" se ne renderanno conto quando sarà troppo tardi?
Un container pieno di acqua con quella piccola, infinitesimale perdita. Le perdite sono minime, difficilmente verificabili giorno dopo giorno. Ma dopo 30 anni i livelli di quel container si saranno considerevolmente ridotti, visibili ad occhio nudo. Pazienza e gradualità.
Stesso concetto esposto anche dal politologo, filosofo e professore emerito del MIT (Massachusetts Institute of Technology) Noam Chomsky che la definisce proprio "La Strategia della Gradualità" : "Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni ‘80 e ‘90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta".
Il "Consiglio Europeo" è la principale organizzazione a difese dei diritti umani del continente, copre 47 stati europei, 820 milioni di cittadini. Secondo un suo recente studio le misure di austerità, introdotte gradualmente ma sistematicamente dalla crisi finanziaria del 2008, stanno erodendo i diritti umani di migliaia di famiglie. Nella bella Europa ci sono 26 milioni di disoccupati. Sono a rischio povertà 124 milioni di europei, quasi il 25% del totale, il 40% si dichiara "in difficoltà" ad affrontare spese improvvise. Una vita sul filo del rasoio a causa dei "grandi protagonisti" della finanzia mondiale che senza iniezioni di denaro pubblico a quest'ora avrebbero già chiuso i battenti. "I mastodontici deficit da recuperare non sono il prodotto di una spesa pubblica insostenibile (come spesso vogliono far credere), ma da piani di salvataggio pubblici per i mercati finanziari: 4,5 trillioni di euro nel solo triennio 2008/11, il 37% del PIL totale".
Il Rapporto sottolinea anche l'aumento, su 15 paesi dei 21 monitorati dal "Consiglio Europeo", dei senza fissa dimora.
L'OECD (Organization for Economic Cooperation and Development) ha sottolineato recentemente con 16 stati membri dell'Europa hanno ridotto il budget per l'educazione, le misure di austerità hanno subito una brusca accellerata, in una sorta di emergenza perenne, senza consultare minimamente i cittadini.
La crisi globale e finanziaria non deve diminuire le responsabilità delle autorità circa i diritti umani, specie delle fasce più deboli. Lo Stato dovrebbe proteggere gli individui da abusi per conto di terzi come banche, agenzie di credito, fondi di investimento, tutto questo è sottolineato anche dal "Dipartimento dei diritti Umani" delle Nazioni Unite.
In Grecia la Commissione Europea, la Banca Centrale e il Fondo Monetario (i reali padroni del continente) hanno richiesto che la spesa sanitaria non si superi il 6% del PIL. Queste Istituzioni entrano di diritto nei parlamenti Nazionali, sostituendosi a chi è stato votato da un popolo, che non è più sovrano, sovrano di niente. Benvenuti nell'era del "Colonialismo Finanziario".
Si propongono ampie e mirate privatizzazioni, specie nei paesi più in difficoltà (Spagna, Grecia, Portogallo, Italia) per favorire investitori spesso stranieri, interessati ai profitti e non al benessere del pubblico. In Italia il popolo ha deciso, con un referendum, di reimpossessarsi di un bene passato in mano dei privati, l'acqua, eppure le riforme stentato ad arrivare, arrivano puntuali invece le bollette da pagare per i contribuenti. Le ulteriori privatizzazioni di Alitalia, il pasticcio di Telecom, il disastro dell'ILVA dovrebbero invertire la rotta, ma i governi strozzati da banche ed organi sovranazionali, come la Commissione Europea, non hanno più margini di manovra, cedono ai ricatti delle multinazionali, della finanza, dei privati e svendono per provare a coprire con un secchio di sabbia il cratere sempre più abissale del debito pubblico. La stessa Banca d'Italia che dovrebbe essere un soggetto pubblico è in realtà una SPA in mano ad altre banche (Intesa San Paolo, Unicredit SPA per citare le più importanti) e compagnie di assicurazioni, solo il 5% è in mano ad enti pubblici. Partecipazioni che hanno un valore simbolico, visto che il capitale nominale di Banca d’Italia vale 156 mila euro. Le singole banche però hanno iscritto nei loro bilanci valori di queste partecipazioni molto difformi tra loro. Presto il Capitale verrà rivalutato e ci saranno miliardi a pioggia specie per "Intesa" e "Unicredit".
Gli interventi per rilanciare le economie dei paesi del vecchio continente, i sacrifici richiesti ai cittadini, il rigore dei conti imposto come un "mantra" dagli organi di controllo europei, la garanzie di ripresa appese a decine di fattori economici ma banalizzati con il solo dato del PIL, risultati sotto gli occhi di tutti. I profitti ai privati ed i costi al pubblico. Non c'è da stupirsi del resto di questo trend, se la maggioranza degli attori politici nei vari governi hanno un passato in qualche multinazionale finanziaria, le stesse accusate di aver devastato le economie di mezzo mondo. Per la Goldman Sachs lavorava Petros Christodoulo, General Manager dell'Agenzia del Debito Pubblico Greco, Mario Monti, ex premier del Governo Italiano, Otmar Issing, ex membro della Bundesbank e della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, direttore della BCE, Antonio Borges, direttore del IMF nel 2010/11, protagonista di una serie di privatizzazioni in Portogallo dal 2011, Carlos Moedas con incarichi per il primo ministro in Portogallo.
E che dire del gruppo Bildenberg, con meeting rigorosamente a porte chiuse che vede coinvolti membri dei vari governi mondiali, dell'industria, dei Media, della Finanza di qualsiasi schieramento e credo. Uniti per organizzare, controllare e dirigere l'Europa ed il mondo ma senza coinvolgere i cittadini, la democrazia è stravolta e manipolata.
Chi vota sceglie semplicemente il politico di turno che seguirà le direttive europee diventanto una sorta di burattino in mano di numeri, tagli di bilancio che continueranno ad affossare le economie.
Il Patto di Bilancio Europeo (Fiscal Compact) è l'ennesima dimostrazione. Entrato in vigore il primo gennaio del 2013 stabilisce una serie di regole vincolanti per i paesi che ne prendano parte, praticamente tutti con l'eccezione del Regno Unito e della Repubblica Ceca. Troviamo l'obbligo del pareggio di bilancio, riduzione del debito pubblico al ritmo di un ventesimo l'anno, fino al rapporto del 60% sul PIL, l'obbligo per ogni Stato di garantire correzioni automatiche con scadenze determinate quando non sia in grado di raggiungere altrimenti gli obiettivi di bilancio concordati. L'Italia ha introdotto il pareggio di bilancio modificando la Costituzione, l’obiettivo del pareggio di bilancio non verrà raggiunto nel 2013, come il Paese si era impegnato a livello europeo, ma, nella migliore delle ipotesi nel 2015, secondo il Fondo Monetario dovremo attendere addirittura fino al 2017 per centrare questo obiettivo.L’Italia ha versato quest’anno oltre 80 miliardi di euro di interessi sul debito. Con l’adozione del Fiscal Compact ne serviranno almeno altri 45-50 l’anno per i prossimi 20 anni (fonte Sbilanciamoci).
Se a tutto questo si somma l'incapacità insita nella classe politica italiana il crollo è verticale. Si continuano ad esigere balzelli ogni sorta dal popolo, si è aumentata l'IVA quando doveva scendere, si aumentano le accise sui carburanti, sugli alcolici e sui tabacchi perchè bisogna rispettare almeno la promessa dell'IMU, è una presa per i fondelli.
Non si combatte l'economia sommersa che in Italia vale il 21% del PIL, 333 miliardi di euro all'anno, altro che finanziarie, qui c'e ne stanno a decine. Solo abbassando questa percentuale al 15%, il fisco incasserebbe qualcosa come 40 miliardi.
La lotta alla vera evasione fiscale dei ricchi che dichiarano noccioline non vuole iniziare, le tasse evase in Italia ammontano a circa 130 miliardi di euro, come stimato dalla Corte dei Conti. Numeri che avrebbero già rilanciato un economia, ma questa classe politica non rappresenta il Paese. Anche la legge elettorale è un bluff, il Governo degli illegali nel paese dell'illegalità.
Un'altra fonte potenziale di entrate per lo Stato riguarda i beni confiscati alla mafia, un bel gruzzolo dal 1992 ad oggi, pari a 14 miliardi di euro, 11.238 immobili e 1.708 aziende . Un patrimonio da consegnare alla collettività, da reincanalare nei circoli virtuosi del reddito. Ma qui entra in gioco la zavorra burocratica: timbri, permessi, atti, verifiche, una serie di passaggi giuridici che spesso vanificano i sequestri in tutta Italia. La strada per la liberazione di questi luoghi è tutta in salita. Ci sono sabotaggi, distruzioni, intimidazioni, oppure intralci burocratici, amministrazioni locali che si mettono contro, adirittura la banca che ha fatto credito al mafioso e adesso non accetta di annullare il debito e perfino giudici che annotano un’altra particella catastale e sequestrano il bene sbagliato. Tutti redditi potenziali, bloccati nei fondali della burocrazia italiana.
La politica è oramai schiava delle banche e di organismi sovranazionali. A che serve andare a votare un referendum se nessuno lo rispetta? A che serve votare per un partito politico se qualsiasi schieramento ripete lo stesso ritornello, "Sacrifici, Austerità, Tagli"? A che serve votare se poi sono gli espedienti, i trucchi, gli accordi sottobanco a decidere il Primo Ministro (In Italia nessuno ha votato l'attuale Enrico Letta)?
La finanza, le banche, i governi conniventi hanno trascinato milioni di persone nella povertà, hanno cancellato aziende sane, hanno azzerato economie, ma non sembra mai troppo. C'è chi balla sulle macerie dell'Europa e di Stati in grave crisi come Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, Francia. Perseverando con una ricetta che non funziona, che crea solo rabbia e rivolte. Chi protesta non ha più nulla da perdere, ha toccato il fondo, è stanco delle chiacchere arroganti dei reali colpevoli, protetti come monarchi da cordoni di polizia (sottopagata). Solo con una rivolta trasversale che boicotta e propone nuove soluzioni l'Italia, l'Europa ed il mondo potranno davvero cambiare, ci vuole più partecipazione ed altruismo. La violenza è figlia di decenni di abusi e furti al futuro di intere generazioni, la gradualità di Noam Chomsky serve a comprendere il valore di ogni singolo cm guadagnato o perso in questa battaglia. Il ricatto non regge più e nemmeno le inutili promesse fatte da pseudo camerieri di pseudo banche.....maremmacinghialaaaaaaaaaaa
Labels:
Economy
Tuesday, September 7, 2010
Soldi da Mangiare
La crisi alimentare non esiste, o perlomeno, potrebbe essere drasticamente ridotta in quei paesi dove la popolazione è costretta, quotidianamente, a combattere con i morsi della fame, della malnutrizione che attacca i fisici più deboli portandoli spesso alla morte. Morire di fame nel 2010, un ossimoro reale in questo pianeta dove gli eccessi e gli sprechi, sopratutto in campo alimentare sono enormi. Gli aiuti alimentari erogati dai paesi ricchi e lo sfruttamento e la speculazione economica sono le facce di una stessa medaglia. Il sistema economico, nel corso di questi anni ha affamato direttamente ed indirettamente intere popolazioni infliggendo embarghi omicidi, dove le armi riescono sempre, e magicamente, a passare. Sempre questo sistema, considerato da molti avanzato e civile, diffonde guerre, crisi economiche e distruzioni rendendo intere Nazioni completamente asservite alla volontà di chi le distrugge e poi pretende di ricostruire e rimodellare a sua immagine...
Questi sistemi "perfetti", inoltre, giocano in borsa con qualsiasi tipo di prodotto inducendo a qualsiasi tipo di speculazione. Le "Commodities" rientrano in questi parametri: sono spesso beni di prima necessità che diventano merce, comprati e venduti da un mercato globale che vuole solo il profitto e preferibilmente in tempi brevi. Stiamo parlando di caffé, farina, riso, cotone, mais, zucchero e cosi via, prodotti fondamentali nella dieta di qualsiasi individuo in questo pianeta.
Siamo ai livelli del gioco d'azzardo vero e proprio, in cui si scommette sul prezzo di un bene primario, per esempio grano, da qui ad un periodo a breve termine. Solamente il 2% delle transazioni si traduce in un effettivo acquisto/vendita di materia prima, in quanto la maggior parte delle volte la posizione si chiude prendendo sul mercato una posizione opposta a quella iniziale. Queste compravendite non sono influenzate dalla reale produzione di un bene, dal suo processo o dalla sua vendita al dettaglio, sono del tutto volatili e repentine nei cambiamenti, ma putroppo influenzano i prezzi degli alimenti ripulendo i portafogli di milioni di persone nel mondo.
Il prezzo della farina tra il 2007 ed il 2008 è aumentato dell'80% secondo uno studio, del luglio scorso, del "World Development Movement" intitolato " The great Hunger Lottery". Il rapporto evidenzia come tra negli ultimi dieci anni i contratti di "Commodities" sono aumentati del 500%. Il prezzo di alcuni generi di prima necessità sono stati scambiati nei mercati reali con costi lievitati del 50% dal loro valore concreto, e questo non lo dicono un gruppetto di noglobal incappucciati, ma una delle più famose banche mondiali, la Merrill Lynch sulla rivista "Business Week".
" Ogni speculazione è radicata nella realtà. Gli speculatori creano la bolla che è una grande menzogna. Le loro aspettative, le loro scommesse sui "Futures" fanno lievitare i prezzi, ed è il loro business a distorcere i prezzi", cosi George Soros, imprenditore milionario naturalizzato Usa, definiva cinicamente un paio di anni fa il mercato globale delle "Commodities". Le banche, che supportano e sostengo questo gioco d'azzardo sulla pelle dei paesi più arretrati sono numerose: Goldman Sachs, Bank of America, Citibank Deutsche Bank, HSBC, Morgan Stanley solo per citarne qualcuna tra le più note. Questo meccanismo diabolico e cieco affama sempre più persone nel mondo: vi erano 75 milioni di persone malnutrite nel 2007, se ne sono aggiunte altre 40 milioni nel 2008 e nell'ultimo Rapporto della FAO del giugno 2009 il numero complessivo di persone cronicamente malnutrite era di oltre un miliardo!! Un miliardo di vite umane contro milioni e milioni di dollari bruciati per compravendite folli, questa bilancia pende sempre dalla parte sbagliata. Paesi come la Cina, il Brasile o l'India mostrano orgogliose PIL a doppia cifra, costruiscono nuove periferie per futuri disperati. Proprio l'India detiene, secondo un recente articolo della BBC, anche il record di popolazione che continua a morire di fame, siamo a 421 milioni di individui che nello sfavillante e progredito 2010, si spengono perchè non hanno il cibo appena sufficiente per respirare.
Di qualche giorno fa sono gli scontri esplosi in Mozambico per gli aumenti indiscriminati dei prezzi del pane: decine di arresti, diversi feriti e putroppo 13 morti in quello che si annuncia essere una delle ennesime battaglie per la sopravvivenza. Un paese, quello africano, definito in crescita, per le ingenti somme di denaro che affluiscono nelle casse dello Stato, grazie a numerosi investimenti, e dove milioni per persone sopravvivono con meno di due dollari al giorno, la solita storia.
Ci vogliono regole serie per mettere un freno a speculazioni prive di trasparenza dove tutto è concesso. Questo cambiamento deve coinvolgere i paesi più responsabili di questo pantano economico, altrimenti ogni accordo risulta vuoto e infruttuoso.
"Le banche non stanno lavorando nel tessuto sociale, ma sono un''entità a se, distaccata ed indipendente da ogni norma di buon senso", questo il pensiero del premio Nobel ed economista americano Joseph Stiglitz in una recente intervista, che aggiunge "C'è un imperativo morale di non incrementare soltanto il PIL dei vari paesi, ma, e sopratutto, la vita delle persone, e ci voglioni metodi migliori di misurazioni per raggiungere questi risultati."
Il benessere delle popolazioni è misurato in numero di auto, di elettrodomestici, di vacanze in località esotiche, in accessori firmati, in tecnologia sempre più leggere e minuscola e li finisce l'analisi; non c'è tempo per le domande: perchè le auto sono considerate un valore positivo se inquinano, se sacrificano aree verdi per immensi parcheggi, schizzando come F1 causando milioni di morti ogni anno? Perchè ogni elettrodomestico comporta rate, scadenze non rispettate ed ulteriori rate, ulteriori stress e ansie? Questo è benessere? Siamo consapevoli che le nostre vacanze in località esotiche non abbiamo danneggiato qualche ecosistema o siano la causa di distruzione di una popolazione un tempo fiera e adesso trasformata in una attrazione da circo? Perchè dobbiamo sfoggiare vestiti da migliaia di euro per esistere e assimilarci alla massa se non sappiamo nemmeno che molti di quegli acquisti sono creati in paesi del terzo mondo e che finanziamo quello sfruttamento con la nostra ignoranza? Cosa c'è di tecnologico in un oggetto di pochi centimetri che con giochi stupidi ci isola dal resto del mondo, impedendoci una chiaccherata, uno scambio di idee, un bel libro, uno sguardo su un paesaggio che la natura ci riserva? Siamo la generazione del superfluo, della moda di un mese, del monetizzare a tutti i costi anche una vita od una morte. Ci voglione con la nostra divisa perfetta, senza macchie e senza pieghe, allineati e silenziosi, ignoranti e dipendenti da un lavoro che odiamo e da uno stipendio che quantifica le nostre libertà.... "Nel mondo c'è quanto basta per le necessità dell'uomo, ma non per la sua avidità", così diceva qualche tempo fa un certo Mahatma Gandhi......maremmacinghialaaaaaaaaaaaaaa
Subscribe to:
Posts (Atom)














