Monday, June 15, 2009

La lotta degli Indios Peruviani


Nella prefazione del libro di Eduardo Galeano che si intitola " Le Vene aperte dell'America Latina", c'è una frase che riassume in maniera efficace che cosa è la Storia: La Storia è un profeta con lo sguardo rivolto all'indietro: da ciò che fu e contro ciò che fu, annuncia ciò che sarà. Un profeta inascoltato, da cui vengono estrapolate delle frasi per la convenienza di una circostanza, un profeta che urla al vento, il vento delle nostre nequizie, un vento che persevera in maniera diabolica nell'errore, un vento alimentato dalle nostre meschine avidità che declinano nella nostra condanna di rappresentare il vero virus, la vera pandemia per questa terra che ci ospita e di cui non siamo i padroni. Ci sono popolazioni che lottano per il diritto di esistere, esistere in un presente dove non c'è spazio per chi non fa profitto, dove non c'è tempo per i tempi della natura, tutto deve essere accellerato, inglobato, canalizzato, esplorato, bonificato, schiavizzato. Quello che sta succedendo agli indigeni del Perù, minacciati e uccisi nel proprio paese, costretti a lottare per mantenere la loro casa nella selva amazzonica, costretti a combattere contro interessi economici di grandi multinazionali straniere, è quello che succede in Italia e in tutto il mondo: una battaglia che si combatte in giungle di cemento, contro imprese farcite di avvocati pronti a intimidire il singolo cittadino, contro chi vuole monetizzare l'acqua, cementificare i campi, inquinare ciò che respiriamo, rassicurandoci su tematiche che non conoscono, ma che maneggiano grazie all'ignoranza di chi li ascolta. Negli anni '70 queste popolazioni indios si erano viste riconoscere dal governo, il diritto di abitare quelle terre, perchè parte della loro storia e della loro tradizione, molto prima che la mano pesante dell'uomo bianco portasse "il progresso", quello che ti viene imposto con la forza. La convenzione 169 riconosce i diritti di proprietà della terra dei popoli tribali e stabilisce che essi debbano essere consultati ogniqualvolta vengono varati leggi o progetti di sviluppo che possono avere un impatto sulle loro vite. La 169 riconosce, inoltre, le pratiche culturali e sociali dei popoli tribali, garantisce il rispetto delle loro tradizioni e chiede che le loro risorse naturali vengano protette. Pertanto, costituisce uno strumento di vitale importanza per la difesa dei popoli indigeni. Il Perù è uno dei paesi che, firmando questo trattato, si è impegnato nei confronti del suo popolo, anche se i fatti dimostrano il contrario. Negli scontri tra manifestanti e polizia sono morte circa 60 persone, 22 poliziotti, travolti dalla rabbia degli Indios, che sono scesi in piazza per protestare contro un decreto approvato dal presidente peruviano, Alan Garcia, ma senza consultare i diretti interessati. La concessione è data a numerose imprese straniere di gas e petrolio per esplorare con trivelle e macchinari vari una grossa fetta di foresta amazzonica, circa 45 milioni di foresta. In un blocco stradale fatto dai manifestanti per impedire l'ingresso nei loro territori, i militari sono intervenuti lanciando da un elicottero gas lacrimogeni, mentre quelli a terra sparavano ad altezza uomo. Il governo si difende, ribadendo che quel decreto è il prodotto del Trattato di Libero Commercio stipulato con gli Stati Uniti, un impegno inderogabile che porterà al Perù progresso e ricchezza, c'è da capire per chi. Il leader del movimento di protesta "Peruvian Jungle Interethnic Development Association" è Alberto Pizango, un indios, che organizza i circa 6000 campesinos che hanno deciso di ribellarsi a questi abusi di potere. Pizango è fuggito qualche giorno fa, chiedendo asilo politico in Nicaragua, che ha provveduto a concederglielo immediatamente. La sua vita in Perù era stata più volte messa a repentaglio. La gente è determinata, ed ha il sostegno dei sindacati, della chiesa cattolica e, in maniera nemmeno troppo celata, dell'Ecuador e della Bolivia. Questa è la nostra terra, la nostra cultura, la nostra identità. Per noi questi territori hanno un valore spirituale. Per il 'mercato' queste terre, invece, hanno un'importanza commerciale negoziabile" dicono i rappresentanti indigeni che spiegano come, con la legge voluta dall'amministrazione di Garcia circa il 60 percento delle terre amazzoniche del Perù possa essere venduto alle multinazionali che ne estrarrebbero idrocarburi. Le proteste sono continue, a migliaia invadono le piazze e bloccano il traffico, a migliaia si unisco in una sole voce per chiedere giustizia. Il clamore per questa ondata di violenze e di sangue ha spinto la Comunità Europea, tramite un comunicato, a chiedere il blocco di questo trattato ed un più proficuo dialogo del governo peruviano con le popolazioni locali. Secondo diverse avvocati per i diritti umani, intervistati dalla BBC, siamo di fronte ad un massacro, dove decine di cadaveri indios sono stati occultati dai governanti e dove si può parlare di crimini contro l'umanità. Chi si ribella e decide di non subire passivamente tutte le varie oppressioni, ingiustizie da parte di governi complici e corrotti, è additato come terrorista, come brutale bandito: come per i gruppi del MEND in Nigeria, come per Hamas in Palestina, la disinformazione fa il gioco di questi signori dal portafogli gonfio e dalla coscienza non pervenuta. L'associazione no profit "Amazon Watch" nata per la tutela della foresta amazzonica e della sua popolazione, in diversi rapporti, denuncia come da ben 35 anni gli indios peruviani patiscano forme di malnutrizione, intossicazioni mortali, causate dalle acque inquinate dei fiumi, dove le compagnie di estrazione riversano i materiali di scarto. A fronte degli enormi guadagni che questo compagnie ottengono, gli indios non hanno mai visto un centesimo, questo sarebbe il progresso per il Perù? Dando, infine, uno sguardo sulle ditte estrattive autorizzate dal governo di Lima, troviamo l'AngloFrancese "Perenco" impegnata nello sfruttamento di un'area del Perù denominata "Lotto 67" dove investirà circa 2 miliardi di dollari, abitata da almeno due tribù originarie della selva. Questa compagnia europea continua a negare l'esistenza di questi popoli, nonostante i frequenti incontri-scontri che accadono. Abbiamo poi la "Plus Petrol" compagnia Argentina, che appena un anno fa veniva alla ribalta delle cronache per utilizzare manodopera locale tra gli indigeni, sfruttandoli e evitando qualsiasi tipo di confronto sindacale, ma, addirittura, finanziando la polizia locale per disperdere le proteste. Compagnia canadese è "Petrolifera", anche questa pronta a gettarsi sulla ricca torta della foresta amazzonica, ed anche questa non propriamente un esempio di onestà sociale e politiche sostenibile per l'ambiente. Infine la spagnola e famosissima (specie in Moto GP) "Repsol" con competenze estrattive sopratutto in Ecuador, ma guai ad avvininarsi ai suoi terreni, che peraltro si trovano dentro al parco naturale di Yasuni, verrete scacciati in malomodo, forse è il prezzo che ognuno deve pagare per questa rincorsa al progresso. Dopo le proteste in piazza, le proteste internazionali, il governo di Garcia ha deciso di sospendere per 90 giorni il decreto contestato, un piccola vittoria per gli indios, ma non la fine della battaglia. Nonostante i proclami di modernità e progresso siamo ancora testimoni di battaglie e scontri tra chi vede solo il profitto e chi chiede il rispetto di questo pianeta, non con logiche esclusivamente predatorie ma con la volontà di vivere in equilibrio, perchè da quello stesso equilibrio dipende la nostra sopravvivenza. Nuvola Rossa fu un valoroso indiano pellirosse, che combattè nel XIX contro l'invasione dei visi pallidi alla ricerca di oro e preziosi, guidati dalla stessa fame di ricchezza sconsiderata di oggi, diceva:"Quando avrete prosciugato l’ultimo dei fiumi,tagliato l’ultimo degli alberi,ucciso l’ultimo dei bisonti e pescato l’ultimo dei pesci, allora, ma neppure un attimo prima, capirete che non potrete mangiare i vostri inutilissimi SOLDI". Questo è progresso della civiltà?

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